I docenti no-Vax? Rinchiudiamoli in biblioteca.

Con l’avvicinarsi del nuovo anno scolastico è ripresa la discussione sulle misure di sicurezza da adottare, sulla vaccinazione degli studenti e su come evitare che i docenti non vaccinati possano diventare veicolo di contagio. Personalmente — dico anch’io la mia opinione, visto che tutti si esprimono sull’argomento — porrei seriamente il tema della obbligatorietà. Ricordo che la nostra carta costituzionale e la nostra legislazione prevedono, tra le forme di “trattamento sanitario obbligatorio”, alcune vaccinazioni per poter esercitare determinate attività lavorative o per consentire l’iscrizione dei bambini alle scuole dell’obbligo: il solo vincolo consiste nel fatto che tale disposizione va prevista da una norma di legge. Non vedo perché, allora, mentre gli scolari sono obbligati a sottoporsi a una decina di vaccinazioni (per i ragazzi da zero a 16 anni la norma di riferimento è il Decreto legge 7 giugno 2017 n. 73), alcune riguardanti anche malattie meno pericolose e meno diffuse del COVID-19, non sia possibile prevedere, di fronte all’emergenza provocata dalla pandemia, che alcune categorie di persone debbano sottoporsi a vaccinazione obbligatoria per spezzare la catena del contagio: applicherei questa norma non solo agli studenti, agli insegnanti e al personale scolastico, ma a tutti coloro che svolgono un servizio a contatto col pubblico, come i ristoratori, i commercianti, gli addetti al trasporto pubblico, oltre che il personale sanitario. Chiusa la divagazione, torniamo alla riapertura delle scuole e ai docenti non vaccinati.

Tra le varie proposte, formulate al fine di impedire ai docenti no-Vax di nuocere al prossimo, ne è circolata una che trovo molto stravagante. L’igienista prof. Walter Ricciardi, il presidente dell’Associazione Dirigenti Scolastici Antonello Giannelli, e, da ultima, la Sottosegretaria all’Istruzione Barbara Floridia hanno proposto le biblioteche scolastiche come destinazione per il personale non vaccinato. La motivazione è che bisogna evitare che queste persone incontrino gli studenti. Quindi, la percezione che questi personaggi hanno della biblioteca è di un luogo chiuso, in cui nessuno entra, e in cui, di conseguenza, non si capisce cosa ci facciano i libri e i bibliotecari. Suppongo che l’idea nasca dal fatto che, evidentemente, non ci hanno mai messo piede e quindi pensano che si tratti di un bunker inaccessibile, un lazzaretto in cui confinare in isolamento i potenziali untori.

La proposta è stupida e non meriterebbe di essere ripresa. Se ne parlo è per ricordare che forse un po’ di responsabilità è da addebitare anche alle biblioteche e ai bibliotecari, per non essere riusciti a comunicare l’immagine corretta che una biblioteca è un servizio e ha per definizione contatti con il pubblico. Le biblioteche scolastiche sono ambienti formativi, che con la loro attività affiancano la didattica e servono la comunità scolastica. Povera patria, cantava Franco Battiato,

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