L’infanzia in rete

Save the Children ha pubblicato il XIV Atlante dell’infanzia (a rischio): l’edizione 2023 è dedicata al rapporto dei ragazzi con l’ecosistema digitale, al cui interno le disuguaglianze si acuiscono, come l’esperienza della pandemia e della DAD ci insegnano. L’Atlante fornisce una grande quantità di dati e di analisi, che qui non è possibile sintetizzare neppure parzialmente. Nel rimandare a una lettura del rapporto, liberamente accessibile online, voglio solo soffermarmi su pochi aspetti.

Le disuguaglianze attraversano tutte le fasce d’età e sono in gran parte riconducibili al contesto socio-economico, ma anche alle caratteristiche demografiche della popolazione. In linea generale, infatti, tra gli italiani di età compresa tra i 16 e i 64 anni, a gennaio 2023, il 67,2% possedeva un pc, il 51% un tablet, il 22,6% una smart tv, il 4,5% un dispositivo per la realtà virtuale, e 1 su 5 (20,5%) un dispositivo per la domotica. Nelle quasi 6 ore giornaliere trascorse mediamente su Internet, per la metà del tempo ci si connette da cellulare e per l’altra metà da pc e tablet. La situazione è molto diversificata, come si diceva: un’indagine Auditel ha stimato che vi sono quasi 2 milioni di famiglie (nel 2017 erano il doppio), principalmente composte di anziani, che sono fuori dal mondo digitale perché dispongono solo di un televisore tradizionale e non posseggono nessuno strumento (neppure lo smartphone) che consenta loro di collegarsi al web; sul versante opposto troviamo 4 milioni 700 mila famiglie “superdigitali” poiché in casa hanno almeno una smart tv, uno smartphone, un tablet e un computer: 6 su 10 sono composte da coppie con figli e sono per lo più famiglie benestanti. In generale, le famiglie che hanno sia una connessione fissa che mobile sono 6 su 10, mentre il 90% ha una connessione web, magari solo attraverso il cellulare.

Se concentriamo lo sguardo sui giovani e i giovanissimi, leggiamo nell’Atlante che nel biennio 2021­-22 si sono collegati quotidianamente a Internet il 73% di chi aveva tra i 6 e i 17 anni e usava il cellulare tutti i giorni il 65,9% degli appartenenti alla medesima fascia di età. Molto interessanti le pagine dedicate a un’analisi dei comportamenti. Si abbassa sempre più l’età in cui si comincia a utilizzare lo smartphone: se nel 2018-2019 lo utilizzava il 18,4% dei bambini di età compresa tra i 6 e i 10 anni, nel 2021-2022 la percentuale è cresciuta di molto e riguarda ormai quasi un bambino su tre (30,2%). Tra 2020 e 2021, nell’anno della pandemia, la percentuale di bambini di quella fascia d’età che usava Internet è passata dal 70 all’86,5%.

Senza ignorare né sottovalutare le opportunità offerte dalla rete e gli effetti positivi riscontrabili per l’accesso all’informazione e alla conoscenza, i motivi di preoccupazione sono tanti, anche perché — come giustamente sottolinea nell’editoriale Vichi De Marchi, la curatrice dell’Atlante — «Il primo e più ingombrante problema, che contiene molti dei rischi a cui sono esposti oggi bambini e adolescenti, è che il mondo digitale non è stato immaginato e costruito pensando a loro». E prosegue ricordando che esporre troppo precocemente i bambini più piccoli agli schermi può arrecare danni. Non “educare” anche i genitori a un uso consapevole dei nuovi media, maneggiati spesso nella totale inconsapevolezza di esporre i propri figli a una “datificazione” massiccia, è un vulnus che colpisce i diritti dell’infanzia. Servono regole e serve una nuova “grammatica” che rispetti gli stadi di sviluppo dei più piccoli. Il fatto che la percentuale di bambini che utilizza regolarmente gli strumenti di rete si così elevata, non vuol dire affatto che essi abbiano le competenze per farlo responsabilmente: rispetto ai coetanei di altre nazioni, essi sono quart’ultimi nella classifica europea delle “abilità” digitali, con ampi divari territoriali tra nord e sud, che ci parlano del digital divide, una nuova povertà materiale e immateriale.

La famiglia e la scuola dovrebbero costituire il tessuto infrastrutturale chiamato ad accompagnare l’ingresso di bambini e ragazzi nell’universo digitale, ma la loro inadeguatezza al compito è evidente.

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