Eppur qualcosa si muove…

Qui lo dico e qui lo nego: forse c’è qualche pallido segnale di ripresa nei dati sulla lettura in Italia. Anni fa avevo scritto (L’Italia che legge, Roma-Bari, Laterza, 2010, pag. 7) che non bisogna trarre conclusioni affrettate da piccoli spostamenti, spesso nell’ordine di qualche decimale, rilevabili di anno in anno negli indici di lettura. Ma voglio contraddirmi: desidero segnalare che dopo tre anni di continuo calo sia possibile registrare finalmente un segno più (i lettori di almeno un libro all’anno sono passati dal 41,4% del 2014 al 42% nel 2015, secondo i dati pubblicati dall’Istat l’altro ieri). Questa è una notizia. Va ricordato che siamo comunque ancora al di sotto dei dati del 2005 (42,3%) e che continuiamo ad occupare le ultime posizioni nelle classifiche europee. Ma, se questa tendenza sarà confermata e si rafforzerà negli anni prossimi, si tratta di un dato incoraggiante.

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Sull’orlo del precipizio?

Sull’orlo del precipizio è il titolo dell’ultimo volume della collana “Il divano” dell’editore Sellerio: poco più di cento pagine, in cui Antonio Manzini racconta con ironia la storia di Giorgio Volpe, uno scrittore di romanzi grande successo, che al momento di pubblicare il suo ultimo libro – intitolato, appunto, Sull’orlo del precipizio – scopre che da un giorno all’altro tutti i principali editori italiani sono stati raggruppati in un unico marchio, che impone agli autori scelte standardizzate: pochi avverbi, pochi aggettivi, niente metafore o sfumature, ma storie semplici e “positive” di eroi, sentimenti e avventure. I classici della letteratura sottoposti a riscritture e riduzioni, rigorosamente sotto le 300 pagine: Guerra e pace diventa così solo Pace, perché non bisogna angosciare il lettore, ma scrivere solo storie di amore, ottimismo e fratellanza, senza odio, né morte, né malattie;  la prosa dei Promessi sposi diventa scorrevole e senza fronzoli, ma “arricchita” con informazioni utili per chi fosse interessato a una gita turistica sul lago di Como; nella Montagna incantata solo storie di fate e di elfi, sennò che montagna incantata sarebbe?  Anna Karenina, inutile dirlo, non si lancerà sotto il treno.   

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Calvino altrove

Si è chiuso oggi il convegno che, a distanza di trent’anni dalla morte e a sessant’anni dalla prima traduzione (nel 1955 apparve l’edizione francese del Visconte dimezzato) ha voluto celebrare la fortuna di Italo Calvino nel mondo: tra giornate in cui è stata offerta una mappatura della diffusione internazionale dell’opera del più cosmopolita autore italiano del Novecento, tradotto in 54 lingue e pubblicato in 65 paesi.

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