Le infrastrutture tecnologiche nelle nostre abitazioni

Un bell’articolo di Riccardo Luna pubblicato su “la Repubblica” riconosce agli insegnanti — ad alcuni insegnanti, direi io — il merito di essersi impegnati in queste settimane di chiusura delle scuola a non far mancare agli studenti il loro insegnamento. Ammirevole anche lo sforzo del servizio pubblico radiotelevisivo. La scuola e l’università italiane erano assolutamente impreparate a fronteggiare una situazione così inedita e imprevedibile, e su questo aspetto bisognerà tornare non appena la fase d’emergenza sarà alle nostre spalle (non senza aver preso atto, però, di quanto sia evidente in questa giorni che una didattica interattiva in aula è insostituibile), ma qui desidero riprendere una considerazione che Luna propone nel suo articolo: «Se consideriamo le famiglie con almeno un minore, tre su quattro non hanno un computer fisso; solo una su due ha un computer portatile; solo una su tre ha un tablet. Insomma ogni giorno in milioni di case si pone il dilemma: se hai due o più figli, a chi spetta il computer per la scuola online? E se nel frattempo i genitori sono in smart working, come ci si divide il pc di famiglia?».

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L’emergenza e i costumi degl’italiani

In questi giorni di emergenza nazionale, in cui si insiste molto sulla necessità di comportamenti virtuosi che possano essere di aiuto nel contenere il diffondersi del contagio, più di una volta si è fatto riferimento – con toni di apprezzamento o di rimprovero, in entrambi i casi non senza un po’ di retorica sopra le righe – al senso civico dei nostri concittadini.

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I libri del Premio Strega e le librerie chiuse

Ieri abbiamo annunciato i titoli dei dodici libri partecipanti alla 74. edizione dello Strega: questa manifestazione è unanimemente considerata il principale premio letterario italiano e costituisce da sempre un’importante vetrina per il libri partecipanti. Quest’anno, il Premio avvia il suo percorso in un periodo in cui tutti siamo costretti a restare a casa per evitare il contagio da coronavirus e quindi dovremmo avere più tempo per leggere. Ma, per uno strano paradosso, l’annuncio è avvenuto lo stesso giorno in cui le librerie sono state chiuse (leggete qui un bell’articolo di Simonetta Fiori) per una restrizione disposta per contrastare l’emergenza sanitaria (che però lascia aperte profumerie, ferramenta e fotografi), aggiungendo — almeno per chi ha a cuore le sorti della cultura — un ulteriore motivo di preoccupazione, come è stato anche sottolineato in un appello promosso dagli assessori alla cultura delle principali città italiane.

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