La cultura orizzontale

Arriva in libreria il 20 febbraio un mio volume scritto insieme a Giorgio Zanchini. Scopo di questo lavoro è descrivere le forme attuali di produzione e di partecipazione culturale: a noi è sembrato di poter individuare nella dimensione orizzontale l’elemento caratterizzante delle pratiche culturali in rete nei primi due decenni del XXI secolo ed è di questo che cerchiamo di dar conto nel libro.

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Prendersi cura delle parole

La Rete italiana di Cultura popolare, presieduta da Chiara Saraceno, custodisce nella sua sede torinese un fondo librario su dialetti e lingue locali donato da Tullio De Mauro. Dal 2018 presso questa istituzione si svolge il ciclo di incontri “Il potere delle parole”, durante i quali studiosi ed esperti di varia estrazione vengono chiamati a riflettere di volta in volta su una parola. Da questa iniziativa è nato ora un piccolo Dizionario che cura le parole, in cui sono raccolti i testi degli interventi pronunciati nei primi 14 incontri.

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L’Italia che legge (dieci anni dopo)

Nel 2010 pubblicai per Laterza L’Italia che legge, un volumetto in cui, analizzando la configurazione “strutturale” del mondo del libro e della lettura in Italia, provavo a riflettere su alcuni fattori che condizionano le pratiche di lettura e a sfatare anche qualche luogo comune. A distanza di un decennio può essere utile fare il punto su cosa è accaduto nel frattempo e – cosa forse più utile ancora – su come possiamo attrezzarci per affrontare ciò che avverrà in un prossimo futuro. L’anno di pubblicazione di quel volume, ma questo non potevamo saperlo, è stato l’anno in cui in Italia si è letto di più (il 46,8% degli italiani prese in mano un libro), mentre da qualche anno la percentuale stagna tra il 40 e il 41% (lo stesso dato del 2001). Dal 2010 è iniziato un declino, che in modo un po’ semplicistico è stato collegato al calo generalizzato dei consumi seguito alla crisi economica mondiale del 2008-9 e che ha fatto vedere i suoi effetti negli anni successivi (2011-14). Sicuramente questi fattori hanno avuto un loro peso, ma sarebbe sbagliato non cercare altrove le origini di un fenomeno così profondo, il che equivarrebbe a pensare che un eventuale superamento della crisi dei consumi potrebbe riportarci come per incanto alla situazione precedente. Come se tutto intorno il contesto non fosse profondamente mutato.

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