Lettori fomentati. Una lezione che viene dalla Spagna.

La Spagna ha varato da poco il nuovo Plan de fomento de la lectura 2017-2020. Questa nuova campagna fa seguito al precedente piano, che era articolato in tre fasi: nel periodo 2001-2004 si partì con azioni di sensibilizzazione all’interno della società, per creare la consapevolezza sull’importanza della lettura, e si privilegiarono gruppi con difficoltà (immigrati, anziani, disabili, detenuti, persone con scarso reddito); nel 2004-2007 le attività furono rivolte prevalentemente alle famiglie, individuate come ambiente ideale per l’acquisizione di solide abitudini di lettura; nel 2008-2011 ci si rivolse in particolare ai giovani e fu garantito un forte sostegno a festival, fiere e manifestazioni pubbliche.

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Cambiamenti climatici e politici di razza

Per una volta, mi sia consentito uno sconfinamento off topic, giustificato per almeno due motivi: perché il tema è di rilevanza universale e riguarda il futuro di tutti noi, e perché siamo in presenza di una lezione di politica, cui non accade di assistere frequentemente, almeno dalle nostre parti.

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Salone di Torino: ha vinto la città, devono vincere i libri

Si è conclusa la trentesima edizione del Salone del libro di Torino, la prima dopo lo “strappo” dell’Associazione italiana editori (di fatto, dopo lo strappo dei grossi gruppi editoriali, Mondadori e GeMS), che ha abbandonato il Salone e ha cercato – ma senza successo – di costruire una manifestazione alternativa presso la Fiera di Milano (Tempo di libri, tenutasi in aprile). A Torino mancavano gli stand di questi grossi gruppi, ma c’erano tutti gli altri. Più che altro, c’era tanta gente e tanto entusiasmo. Qualche mese fa sembrava impossibile che il Salone potesse reggere all’attacco durissimo cui era stato sottoposto, ma – sotto la guida appassionata e intelligente di Massimo Bray e Nicola Lagioia, nominati ai vertici della rinnovata Fondazione torinese – è accaduto qualcosa di inimmaginabile: si è dato vita ad una squadra di prim’ordine, il contagio dell’entusiasmo si è esteso a librai e bibliotecari, tutta la città ha reagito e si è compattata in nome dell’orgoglio ferito. Tutti si sono sentiti coinvolti: taxisti e ristoratori non parlavano d’altro. Il capoluogo piemontese non voleva cedere il ruolo di capitale del libro.

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