Nicchie, consumo d’informazione e comportamenti elettorali

Nell’era dell’informazione si assiste a fenomeni contraddittori: a volte sembra di essere nell’era della incomunicabilità. Oppure, sono talmente tanti e frammentati gli ambienti informativi che possiamo rinchiuderci in quello per noi più rassicurante ed evitare di confrontarci con le realtà più scomode o che potrebbero mettere in discussione le nostre certezze.

In un’intervista rilasciata qualche settimana fa all’Espresso, Luciano Floridi, filosofo e docente di Etica dell’informazione presso l’Oxford Internet Institute, analizza il fenomeno del grande consumo di informazione: «Noi che studiavamo queste cose alla fine degli anni ’80, pensavamo che questa liberalizzazione avrebbe comportato più intelligenza, più approccio critico, maggior dialogo, più tolleranza, banalmente, perché ciascuno avrebbe visto tanti altri angoli del mondo [...]. Purtroppo la molteplicità dei percorsi di letture, di acquisizione dei dati, di consumo dell’informazione, di dialogo e interazione ha comportato un rinchiudersi nelle proprie nicchie». Floridi offre anche un’interessante interpretazione di alcuni comportamenti elettorali: «Dopo Brexit e Trump quello che era un discorso accademico è diventato realtà quotidiana. Ci sono milioni di individui che vivono in ambienti informazionali che sono del tutto slegati dalla realtà. A forza di interagire soltanto con chi e cosa ci piace, a un certo punto tutto il mondo diventa semplicemente un grandissimo “io”, una sorta di stanza degli specchi. Questo è pericoloso».  

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