Biblioteche per tutti, ma non tutti sono uguali

L’Istat ha recentemente diffuso i dati di un’indagine – la prima effettuata in modo così capillare (le strutture censite sono 7.425) dall’istituto che ha la responsabilità della statistica nazionale – sulle biblioteche italiane: la ricerca non tocca le biblioteche che si rivolgono a particolari categorie di utenti, come le scolastiche e le universitarie, ma solo quelle “generaliste” e aperte indistintamente a tutto il pubblico. Quindi, biblioteche “per tutti”. Altrove, ho commentato più approfonditamente alcuni dati che emergono da questa indagine, ma qui desidero sottolineare una contraddizione che emerge in modo evidente, ed è quella che riguarda le biblioteche meridionali, poche, piccole e scarsamente frequentate: possiamo dire che non tutti i cittadini italiani sono uguali di fronte all’offerta dei servizi bibliotecari, se è vero che abbiamo una biblioteca ogni 6.384 abitanti al Nord e una ogni 11.231 abitanti nel Mezzogiorno. I posti di lettura messi a disposizione sono 16 per mille abitanti in Valle d’Aosta, 13 in Friuli Venezia Giulia, e solo 2 in Calabria, Campania o Puglia, e anche la dotazione documentaria va di pari passo, oscillando dai 10 volumi pro-capite della Valle d’Aosta e i 2 di cui può disporre ciascun cittadino residente in Calabria, Campania, Marche, Molise, Puglia e Sicilia.

Non deve stupire, allora, se anche i dati sull’utilizzo reale delle biblioteche confermano questi forti squilibri territoriali. Mediamente, i frequentatori sono il 15,2% della popolazione a livello nazionale, ma questo indice raggiunge valori molto alti nelle Province di Trento e Bolzano (rispettivamente 35,7% e 24,5%), in Valle d’Aosta (28,2%), Toscana (25,1%), Emilia-Romagna (21,6%) e Friuli-Venezia Giulia (20,5%); viceversa, l’impatto delle biblioteche è decisamente minore in Campania (4,6%), Calabria (6%), Sicilia (6,2%), Molise (6,9%) e Puglia (8,7%). Il numero di visite annuali per singolo utente potenziale è dello 0,98 a livello nazionale, ma solo in poche regioni supera i due ingressi all’anno per utente potenziale (Valle d’Aosta 2,39, Emilia-Romagna 2,24 e Trentino 2,09). L’indice dei prestiti per abitante è mediamente di 0,96, con valori molto superiori alla media in Alto Adige (4,48), Valle d’Aosta (3,37) e Trentino (2,96), con valori piuttosto elevati anche in Lombardia (1,98), Emilia-Romagna (1,40), Veneto (1,26) e Friuli-Venezia Giulia (1,21), mentre il dato è terribilmente basso in Campania (0,02), Sicilia (0,05), Puglia (0,05), Basilicata (0,09), Abruzzo (0,09) e Molise (0,09).

L’arrivo di questi dati – e colpisce l’assordante silenzio con cui sono stati accolti dal mondo bibliotecario italiano, compresa l’associazione professionale AIB, che dovrebbe esserne la massima espressione – si accompagna per fortuna ad un’altra notizia: la proclamazione di Vibo Valentia Capitale italiana del libro 2021. La notizia ha destato un certo stupore, ma non tra chi conosce la realtà delle biblioteche meridionali. Quello vibonese, infatti, è da oltre trent’anni uno dei pochissimi sistemi bibliotecari del Sud che ha raggiunto standard di qualità paragonabili a quelli che un paese civile dovrebbe garantire sull’intero territorio nazionale e aggrega oggi 140 biblioteche in un network di servizi online. «Questa rete – si legge nel dossier di candidatura – è una realtà fortemente inclusiva, lo dimostrano i servizi che eroga, gli orari lunghi che realizza, le presenze giornaliere, il numero di prestiti, il numero di attività culturali. È altresì un luogo moderno dove il cittadino può rivolgersi per essere ascoltato e per risolvere problemi concreti di rapporto con le istituzioni e il mondo del lavoro. È un luogo di riferimento anche per le comunità dei migranti che vi trovano postazioni internet, libri in lingua, corsi che facilitano il loro inserimento nella realtà italiana».

Vibo forse è un’sola felice, ma per fortuna non è l’unica eccezione in una panorama desolante. La ricerca Istat conferma l’ottimo livello di servizi bibliotecari in Sardegna, dove si erogano 0,76 prestiti per abitante: un dato molto vicino alla media nazionale e alle percentuali rilevate in regioni come la Toscana e il Piemonte. Se consideriamo i fattori che maggiormente influenzano la lettura (scolarità, reddito etc.) l’abisso che separa le biblioteche sarde da quelle della Sicilia e delle regioni meridionali sembra inspiegabile. Anche le statistiche sulla lettura e sull’acquisto libri rilevate al di fuori delle biblioteche confermano questa “anomalia”, dovuta agli investimenti che per mezzo secolo la Regione Sardegna ha sistematicamente destinato ai servizi bibliotecari, costruendo sedi, sostenendo l’aggiornamento delle raccolte, favorendo la formazione del personale.

Morale della favola: se si lavora seriamente, e con continuità, i risultati si vedono.

 

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Una risposta a Biblioteche per tutti, ma non tutti sono uguali

  1. Rosa Maiello scrive:

    Caro Giovanni,
    nessun assordante silenzio da parte dell’AIB, è solo che i dati ISTAT non ci hanno affatto sorpresi nella loro drammaticità: spesso inascoltati, denunciamo il fenomeno da troppo tempo e sistematicamente, e in tutte le sedi possibili, locali e nazionali! E proviamo a proporre soluzioni sostenibili: alle regioni, ai comuni e al governo nazionale, oltre a provare a stimolare il confronto pubblico (vedi ad esempio il convegno nazionale su biblioteche, sud e rigenerazione urbana svolto a Napoli, la mia città, il 30 gennaio 2020, che ha visto anche te quale graditissimo ospite http://aibnotizie.aib.it/biblioteche-citta-mezzogiorno-una-giornata-di-studi-a-napoli/ e, il 23 aprile 2021, quello sulle biblioteche pubbliche al Sud, dove abbiamo raccolto la testimonianza di alcuni tra i nostri associati più attivi nel Mezzogiorno). I dati ISTAT sulle biblioteche (e sulla loro carenza) spiegano bene i risultati di altre indagini – quelle sugli indici di lettura, sui livelli istruzione, sul tasso di abbandono scolastico, eccetera. Questo, su tutti, mi sembra il dato più significativo per dimostrare che, dove le biblioteche ci sono e funzionano, la qualità della vita è migliore. Ma noi non abbiamo bisogno di essere convinti in proposito, lo eravamo già

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