Calvino altrove

Si è chiuso oggi il convegno che, a distanza di trent’anni dalla morte e a sessant’anni dalla prima traduzione (nel 1955 apparve l’edizione francese del Visconte dimezzato) ha voluto celebrare la fortuna di Italo Calvino nel mondo: tra giornate in cui è stata offerta una mappatura della diffusione internazionale dell’opera del più cosmopolita autore italiano del Novecento, tradotto in 54 lingue e pubblicato in 65 paesi.

L’iniziativa – articolata in una mostra (organizzata in collaborazione con la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori), un convegno cui hanno preso parte 34 relatori provenienti da otto diversi paesi e un seminario sulla traduzione – trae spunto dalla donazione di copia di tutte le traduzioni delle opere di Calvino, che la moglie Esther Singer e la figlia Giovanna hanno voluto destinare al Dipartimento di scienze documentarie, linguistico-filologiche e geografiche della Sapienza.

Un’ampia documentazione dell’iniziativa è disponibile sul portale letteratura di Rai Cultura.

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Una risposta a Calvino altrove

  1. Sandro Bartoli scrive:

    Salve sig. Solimine, ho seguito volentieri il lungo e prezioso articolo su quanto (non) leggono gli italiani, con statistiche allarmanti – purtroppo come sempre certe questioni non le leggono mai coloro di cui si parla, cioè i non lettori, che certamente ne beneficerebbero. Ho notato che non si parla molto della qualità della lettura, ma solo dei quantitativi di libri letti o meno – come lei sa certamente meglio di me, anzi molto meglio, ha pochissima importanza leggere anche i famosi 12 volumi annui quando trattasi di romanzi quaqquaraqqua con contenuti assurdi che non insegnano nulla e non lasciano traccia. Penso sia argomento forte da sostenere in ogni articolo riguardante la lettura in generale, giungendo poi alla conclusione che un popolo grande lettore di romanzi sciocchi (sono la maggior parte) rimarrebbe della stessa ignoranza di chi legge poco e niente. Penso che si debba arrivare a capire, o qualcuno lo deve far capire, che ciò che più conta è la necessità (cioè sentire il bisogno) di un costante acculturamento personale. Io ho scritto un libruncolo sulla mia vita in mezzo a diverse compagnie di simpaticissimi amici, per chi mi ha conosciuto è certamente una lettura divertente, infatti l’ho scritto per gli amiconi di un tempo – ma questa è solo la premessa – due amici che l’hanno letto, mi hanno poi risposto, ognuno con parole sue: grazie di avermi fatto leggere il secondo libro della mia vita, dopo I tre moschettieri. Uno aveva al momento 45 anni, l’altro 57… parliamo di lavoratori in proprio e diplomati, persone di discreto successo. E non sono senza tempo libero. Ci sarebbe anche da aggiungere che “forse” politica e Vaticano seguitano nel pensiero che per meglio governare un popolo si debba tenerlo in povertà e ignoranza, ma mi rendo conto che andrei sul difficile; in Italia, proprio perchè si legge poco, è praticamente impossibile discutere le istituzioni che ci si ritrova a fianco fin dalla nascita, però vorrei veramente dare una mano in questo senso, cioè a spostare, anche se di poco, il famoso paraocchi, e mi piacerebbe che qualcuno con un proprio pubblico scrivesse in proposito; anche perchè noto una certa arroganza nel difendere il proprio diritto alla non lettura. Un altro libruncolo che parla, soprattutto nelle ultime pagine, di come contrastare l’ignoranza è Concerto grosso sulla Transiberiana, impostato come romanzo leggero, perchè possa interessare più lettori possibile, ma ricco di dialoghi e interi capitoli riguardanti l’enorme importanza che hanno le Buone letture, spiegando, finalmente, anche quali esse siano, partendo più o meno dalla Grecia classica alle ricerche personali sugli argomenti che più si sono sentiti “propri”. Lo si può trovare sia cartaceo che e-book sul sito di Youcanprint.it – Grazie per l’attenzione, rinnovo i complimenti per la profondità della grande informazione che lei ha dato in quell’ articolo. Saluti cordiali. Sandro Bartoli

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