Habemus riforma, ma c’è anche un disegno?

In questi giorni di inizio estate il Ministero dei beni culturali (e del turismo, accorpamento che sembra condizioni fortemente le scelte politiche del dicastero) sta partorendo l’ennesima trasformazione delle sua struttura. Questi cambiamenti, che sarebbero da accogliere positivamente se corrispondessero a tentativi di rafforzamento dell’azione politica e amministrativa per la tutela, la conservazione e la fruizione del patrimonio culturale. sembra che invece provochino solo instabilità e incertezza.

Anche questa volta si ha la sensazione che manchi un disegno complessivo o un progetto di intervento che prefiguri un obiettivo di più ampio respiro. Si direbbe che la principale, se non la sola, preoccupazione sia quella di rispondere all’esigenza di ridurre il numero dei dirigenti, dettata dalla spending review. Ad essere generosi, l’unica “proposta politica” (con la quale si può essere d’accordo o meno) presente nel progetto del Ministro Franceschini sembra essere quella dello scorporo dei musei dalle soprintendenze, nel tentativo di ridare alle attività espositive un po’ di slancio, prevedendo una gestione più efficiente e sperando in qualche ritorno economico. Dimenticando, però, che se si vuole guadagnare bisognerebbe prima investire.

A parte questo controverso aspetto e una lodevole volontà di snellire le procedure autorizzative da parte delle soprintendenze, per il resto la bozza di riforma è stata accolta con notevoli perplessità. Molti hanno manifestato il timore che si vada verso uno smantellamento del sistema della tutela dei beni culturali, disegnato dalla legge del 1939 e secondo molti esperti ancora validissimo. Altri hanno evidenziato lacune e contraddizioni.

Per quanto riguarda le biblioteche, settore che riguarda più da vicino le questioni di cui si discute in questo blog, l’assenza di un disegno complessivo appare evidente. Condividiamo il commento della presidente dell’AIB, significativamente intitolato “E per ultime… le biblioteche”. Infatti, non si dice nulla sulla sovrapposizione di compiti fra le due biblioteche nazionali centrali, sul rapporto fra le biblioteche universitarie statali e i rispettivi Atenei, sull’ICCU e sul futuro della rete SBN e sulle tante questioni che affliggono il sistema delle biblioteche pubbliche statali (su tutti questi temi e su altro ancora, da oltre un anno è pervenuta al Ministero una organica proposta dell’AIB sui servizi bibliotecari nazionali, in larga parte condivisibile). La novità che questa riforma potrebbe portare è costituita dalla previsione di raccogliere in poli attorno alla Nazionale di Firenze e alla Nazionale di Roma le biblioteche statali presenti nelle rispettive città. L’idea dei “poli bibliotecari” non è in sé sbagliata e potrebbe essere una soluzione per far uscire molte biblioteche dall’attuale situazione di asfissia: esse potrebbero condividere alcuni servizi di supporto (amministrazione, servizi informatici e logistici, magazzini decentrati), alcune attività (realizzazione di esposizioni e iniziative culturali), coordinare gli orari di apertura al pubblico etc. Ma sembra improbabile che il direttore di una Biblioteca Nazionale Centrale possa occuparsi seriamente anche di altre importanti biblioteche (3 a Firenze e ben 8 a Roma). A conferma che il solo obiettivo di questa proposta è quello di risparmiare sul numero dei dirigenti e non di razionalizzare la gestione, si può notare che la proposta riguarda solo queste due città, dove ci sono posizioni dirigenziali da sfoltire, mentre non si parla di analoghe aggregazioni in Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Sardegna, Veneto, dove pure sono presenti più biblioteche (a volte nella stessa città, come a Napoli), o per le biblioteche presenti in altre città toscane (Lucca e Pisa), o per biblioteche di incerta fisionomia (Bari, Cosenza, Macerata, Potenza), né si è pensato di distinguere per Roma tra biblioteche storiche di conservazione (Angelica, Casanatense, Vallicelliana) e biblioteche di ricerca (Alessandrina, Archeologia e Storia dell’arte, Storia moderna e contemporanea, Medica).

Il DPCM che dovrebbe varare la riforma e di cui circolano numerose bozze – che pare stiano subendo vari emendamenti in corso d’opera, come il ripristino del Centro per il libro e la lettura, che in una prima stesura era stato declassato a semplice ufficio della Direzione generale – affida a successivi provvedimenti la configurazione di questi poli. Se si vuole, si è ancora in tempo a dare un senso a questi nuovi organismi.  

  

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