Information literacy e biblioteche universitarie

Il numero dell’ “Espresso” in edicola in questi giorni riporta un’inchiesta sulle biblioteche delle università e sul loro precario funzionamento. Anche alcune riviste specializzate nell’analisi della vita universitaria hanno recentemente dedicato la loro attenzione ai servizi bibliotecari rivolti a docenti e studenti degli atenei italiani ed io stesso sono intervenuto sull’argomento alcuni mesi fa in “Lettera matematica”, rivista del Centro PRISTEM della Bocconi.

Personalmente ritengo che un rafforzamento del ruolo delle biblioteche nella vita accademica passi attraverso il riconoscimento della loro funzione formativa. Esse dovrebbero diventare le protagoniste di una vera e propria campagna di information literacy, un terreno su cui accusiamo gravi ritardi e da cui dipende gran parte della qualità di una nuova generazione di studiosi e professionisti. La biblioteca non è soltanto un servizio di supporto all’attività didattica e di ricerca, con una funzione meramente ancillare, ma una delle componenti del processo formativo che in questi istituti si compie. Le capacità di analisi e di interpretazione dell’informazione non si creano spontaneamente tra gli studenti: sono il risultato di percorsi specifici strettamente collegati alle tipologie documentali e alle pratiche di ricerca che caratterizzano ciascuna comunità scientifica.

Per questo motivo è indispensabile che le università e le loro biblioteche si dotino di programmi di educazione e formazione dell’utenza, anche integrando i contenuti dei percorsi curricolari con ore di lezione, riconosciute da crediti formativi, dedicate all’utilizzo della biblioteca fisica o digitale ed agli strumenti avanzati di ricerca e disseminazione dell’informazione.

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Una risposta a Information literacy e biblioteche universitarie

  1. klement scrive:

    Sarebbe da rispolverare la legge del 1998 che permette il ritorno alle università delle biblioteche universitarie statali, finora applicata solo a Bologna nel 2000.
    Così potrebbero occuparsi soltanto di attività bibliotecarie, usufruendo degli uffici amministrativi e tecnici dell’università, diventandone parte integrante anziché organi periferici di un altro ente: per adesso, la gestione autonoma di ogni istituto ha molti più oneri che onori, dovendosi svolgere tutte le pratiche spicciole e poi trasmetterle al centro.
    A Bologna il problema maggiore era il reinquadramento del personale dal comparto ministeri al comparto università, ma lo si può evitare passandolo con status immutato fino a esaurimento dal Ministero dei beni e attività culturali e del turismo al Ministero dell’istruzione università e ricerca, localmente rappresentato dal Rettorato.

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