La cultura fa bene alla salute (pare)

Due ricercatrici dell’Istat, Annalisa Cicerchia ed Emanuela Bologna, hanno pubblicato sulla rivista «Economia della cultura» un interessante articolo in cui evidenziano quanto sia diversa la percezione del proprio stato di salute da parte dei cittadini a seconda dell’intensità di partecipazione alla vita culturale.

I risultati di questa ricerca confermano quanto già era emerso in analoghi studi condotti in Canada, Svezia, Stati Uniti, Belgio, Regno Unito.

Agli intervistati è stato chiesto di indicare come stessero in salute. Le risposte possibili erano 1. Molto bene; 2. Bene; 3. Né bene né male; 4. Male; 5. Molto male. Le risposte a questo quesito sono state poi incrociate con quelle che gli stessi intervistati avevano fornito a proposito delle pratiche culturali. In questo caso, l’indagine rilevava le seguenti attività: essersi recati almeno quattro volte al cinema nell’ultimo anno; essere andati almeno una volta a teatro; aver assistito a concerti di musica classica, opere liriche, concerti di altri tipi di musica; aver visitato almeno una volta musei o mostre, siti archeologici, monumenti; aver letto un quotidiano almeno tre volte a settimana; aver letto almeno quattro libri per motivi diversi dallo studio o dal lavoro. Queste risposte sono stato poi organizzate in base a tre livelli di intensità, distinguendo chi non aveva svolto nessuna di queste attività da chi ne aveva praticate una o due, oppure da chi ne aveva praticate tre o più. Il 37% appartiene al primo gruppo (con un valore minimo del 28,3% fra i residenti nel Nord-Ovest e una punta massima del 51,9% al Sud); il 33% si colloca nel gruppo intermedio; mentre il 29% è inserito nel gruppo di chi partecipa più intensamente alla vita culturale (anche qui con forti squilibri territoriali: si va dal 19,6% delle regioni meridionali fino al 34,2% di quelle del Nord-Est). Fin qui, nulla di sorprendente.

Cosa è venuto fuori incrociando questi dati con quelli sulla salute percepita? Il 65,5% delle persone culturalmente inattive ritiene che la propria salute vada “male o molto male”, mentre fra i più attivi culturalmente solo il 10% ha fornito questo tipo di risposta. Sostanzialmente omogenea la ripartizione di chi ritiene di stare “bene o molto bene”: la percentuale di risposta è del 31% fra gli inattivi, del 33,7% fra quanti svolgono una o due attività e del 34% fra chi ne svolge più di tre.

Questa rilevazione – che, va detto, ci offre un quadro ancora parziale, non essendo stato effettuato un incrocio con i dati sul reddito, sul livello di istruzione e con altri indicatori relativi al livello socio-economico – può in parte essere il frutto di una situazione oggettiva (è probabile che chi non sia in buona salute abbia uno stile di vita poco attivo, anche dal punto di vista culturale) ma sicuramente ci dice anche che il “benessere” complessivo delle persone è la risultante di un insieme variegato di cause e che esiste una forte correlazione fra il benessere e la partecipazione culturale. La ricchezza della vita culturale, ci dicono altri dati sempre di fonte Istat, influisce molto sui comportamenti a rischio per la salute (abitudini alimentari, sedentarietà, abuso di alcool, tabacco, stupefacenti etc.).

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