Politiche per il libro? Non pervenute

Sono stati resi noti i risultati conseguiti da Mondadori nel 2023, che vedono una significativa crescita dei ricavi e degli utili. È una gran bella notizia. Commentando i dati, la presidente del gruppo Marina Berlusconi ha dichiarato: «Compito di noi editori è continuare ad investire, a offrire qualità e ad alimentare quanto più possiamo il dibattito ed il confronto tra idee; compito delle istituzioni è creare strumenti ancora più efficaci per incentivare la lettura. Perché un Paese in cui si legge di più è anche un Paese più libero e migliore». Non si può non essere d’accordo con questo auspicio, ma al tempo stesso non si può tacere che la realtà fattuale sembra andare in direzione opposta da quella auspicata da chi è al vertice del principale grippo editoriale italiano.

Non direi che chi ci governa stia perseguendo politiche efficaci per la promozione della lettura o per supportare la filiera del libro: da anni si discute di una legge organica per sostenere il mondo del libro; il Centro per il libro e la lettura non dispone di risorse, finanziare e professionali, adeguate ai suoi compiti istituzionali; l’incentivo che da alcuni anni promuoveva l’acquisto di libri per i diciottenni è stato cancellato, per essere sostituito da nuove misure, la cui efficacia è da dimostrare. Ma anche gli operatori del settore si muovo in modalità random: alcuni giorni fa, in chiusura del Book Pride, alcune associazioni del settore come ADEI (piccoli editori indipendenti), ALI e SIL (associazioni di librai), AIB (biblioteche) hanno promosso un appello per chiedere al Governo una politica per il libro, comunicato che l’AIE (l’associazione più rappresentativa degli editori) non ha firmato: «con l’ultima legge finanziaria – si legge nel comunicato – sono state cancellate o fortemente ridimensionate tutte le linee di intervento pubblico che negli ultimi anni avevano consentito una ripresa della filiera con buone ricadute anche sulla pubblica lettura; gli effetti della legge finanziaria già si intravedono, ma saranno ancora più evidenti nella seconda parte dell’anno, con pesanti ricadute che andranno a colpire soprattutto il pluralismo dell’offerta, da sempre valore del settore».

Se il settore non è coeso difficilmente riuscirà a richiamare l’attenzione della politica.

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