Qualche prospettiva nuova per la promozione della lettura?

Ieri sera si è conclusa a Bari la decima edizione del Forum del libro. Come ogni anno, all’interno di un programma molto intenso, si sono avvicendate decine di presentazioni di esperienze che nelle scuole, nelle biblioteche, in forma itinerante, cercano di promuovere la lettura.

Cinque workshop densissimi e molto partecipati, in cui questa rassegna di intrecciava con momenti di approfondimento e riflessione. Molto interessante anche il dialogo con altri mondi affini o contigui al nostro: dall’intervento di Save the Children emerge, ad esempio, quanto sarebbe utile lavorare insieme in alcuni quartieri a rischio di disagio. Utilissimo anche il confronto con chi si occupa di infrastrutturazione sociale, o con le fondazioni di origine bancaria o con le esperienze di fund raising.

Preoccupanti e amari i dati che editori e librai hanno riportato sugli effetti della crisi economica e la contrazione del mercato.

Ma le novità di segno positivo che mi sembra di intravedere e che mi preme sottolineare sono essenzialmente due.

Per prima cosa, la speranza di poter uscire dalla “riserva indiana”, all’interno della quale ci raccontiamo queste cose da anni, e l’impatto che ha avuto l’intervento del Governatore di Bankitalia Visco: l’attenzione con cui il pubblico e la stampa hanno accolto la sua relazione è molto significativa. Era impressionante vedere il Petruzzelli (1.600 posti !!!) gremito: e non si deve pensare a un teatro riempito artificiosamente attraverso scolaresche “deportate”, perché molti studenti erano coinvolti e partecipi; ma anche la città ha risposto bene. Per la prima volta siamo riusciti – per la verità c’è riuscito Ignazio Visco – a collegare la nostra battaglia ai temi generali dello sviluppo del nostro paese, per la prima volta chi ha ascoltato gli interventi del Forum potrà convincersi di quello che (non solo noi) andiamo dicendo da tempo: e cioè che quando si parla di libri e di lettura, di accesso alla conoscenza e di livelli di competenze, si sta discutendo delle condizioni per il superamento delle diseguaglianze e per la crescita di una società più giusta e più coesa. Non era sufficiente che queste cose le dicessimo soltanto noi, dall’interno del mondo del libro. Solo una voce autorevole ed estranea al nostro mondo poteva farsi ascoltare anche da altre orecchie. Non deve stupire, quindi, se l’allarme lanciato da Visco sullo stato dell’istruzione nel nostro paese e il suo invito a investire in capitale umano oggi non viene ripreso soltanto nelle pagine culturali dei giornali, ma lo troviamo nelle pagine economiche di “Repubblica“ e in quelle del “Sole 24 ore“ o nelle pagine della politica del “Corriere della Sera“, oppure riportato in ampi articoli del “Sole 24 ore” e della “Stampa“, con richiami dalla prima pagina, oltre che sulle pagine di cronaca e sui quotidiani locali (qui e anche qui qualche articolo sulla giornata di ieri, ma già nei giorni scorsi erano uscite interviste a Gino Roncaglia, Tullio De Mauro, Giuseppe Laterza). 

Ma neppure questo è sufficiente. Per passare dalla denuncia alle azioni concrete serve l’azione del Governo. E il secondo motivo di soddisfazione viene dal fatto che – dopo aver per anni sollecitato politiche pubbliche di diffusione della lettura – finalmente non abbiamo di fronte a noi solo interlocutori che promettono di occuparsene, ma un ministro come Massimo Bray che viene al Forum per esporre ciò che ha già cominciato a fare.

Ovviamente, nessun trionfalismo sarebbe giustificato: tutto questo non basta, né modifica i problemi, che sono e restano gravi, ma induce a sperare che possa nascere un “ecosistema” che renda più agevole l’impegno di chi opera per la diffusione del libro e della lettura. Forse il percorso potrà essere leggermente più facile, ma le responsabilità divengono certamente maggiori.   

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Una risposta a Qualche prospettiva nuova per la promozione della lettura?

  1. Paola Pau scrive:

    Riflessioni e spunti di grande interesse. Naturalmente non si può non sottolineare il diverso contesto in cui si sviluppano i ragionamenti non più legati al consenso pur importantissimo degli operatori del settore o affini. Assegnare a questi pensieri e queste proposte una dimensione più ampia che inserisce idee istituzionali e di governo fa ben sperare sulle strade da intraprendere e i percorsi da attraversare. Bene..

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