Una settimana per leggere (a scuola)

Nel suo libro Contro il colonialismo digitale. Istruzioni per continuare a leggere (Laterza 2013), il filosofo Roberto Casati ha lanciato una proposta forte. Questo il suo ragionamento: se la lettura è davvero importante, perché chiedere agli studenti di leggere a casa, o durante le vacanze? perché non dedicare per un mese intero tutto il tempo trascorso a scuola per leggere un libro al giorno? La istituzionalizzazione della lettura sarebbe un segnale forte (p. 51-54).

A mio avviso, l’idea di Casati andrebbe presa in seria considerazione, perché metterebbe la lettura al centro dell’attività scolastica. Da un po’ sto pensando che andrebbe verificata la possibilità di organizzare qualcosa del genere, sia pure sperimentalmente e in misura ridotta (leggere un libro al giorno per un mese, eliminando qualsiasi altra attività scolastica, mi pare difficilmente praticabile), nelle scuole italiane che volessero farlo. 

Mi scrive ora la mia vecchia allieva Valeria Giaquinto, da tempo trasferita a Monaco di Baviera, per informarmi che nella scuola frequentata dai suoi figli (la sezione italiana della  Scuola Europea) la settimana dal 17 al 21 febbraio 2014 sarà interamente dedicata alla lettura. Il progetto, coordinato da Alessandro Lattanzi e seguito a distanza da Casati, si chiama “L’appetito vien leggendo” e coinvolgerà le cinque classi della scuola primaria, i bambini e le bambine della scuola dell’infanzia. L’orario scolastico verrà così modificato: gli studenti avranno a disposizione quotidianamente momenti di lettura libera; ci saranno poi letture tematiche tenute da esperti per illustrare ai ragazzi di quali pubblicazioni dispone la biblioteca della scuola in relazione ad argomenti affrontati nel programma scolastico; altre attività riguarderanno l’uso dell’oggetto libro in ogni suo aspetto (funzionale, fisico e quale prodotto commerciale). Si esamineranno i libri in base a parametri valutabili dai bambini, per procedere ad una loro schedatura utile per chi vorrà consultarli successivamente; si riscriveranno storie a partire da incipit di opere pubblicate; si illustreranno  racconti e si produrranno poesie a commento delle opere lette. La settimana si concluderà con l’intervento dello scrittore e maestro Andrea Bouchard, che incontrerà i bambini condividendo con loro l’esperienza della scrittura. Parallelamente alle attività didattiche, verrà allestita una mostra del libro per ragazzi, per offrire a bambini, bambine e genitori la possibilità di conoscere direttamente le più significative novità editoriali italiane della letteratura per l’infanzia.

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Una risposta a Una settimana per leggere (a scuola)

  1. Pierfranco scrive:

    Concordo sull’idea della settimana della lettura a scuola e sul fatto che partire dal libro di Casati “Contro il colonialismo digitale” sarebbe molto utile. Anzi: chissà se nonostate la distanza e gli impegni sarebbe disponibile a dare almeno qualche suggerimento al gruppo di lavoro impegnato nel Piano nazionale per la lettura. Il fatto è che il libro di Casati fa capire una cosa più specifica e argomentata di tante cose dette in precedenza: cioè che se vogliamo fare qualcosa per la lettura, non possiamo non rimettere in discussione la nostra attitudine verso il digitale e le sue logiche. Nel libro di Casati non si parla genericamente della lettura, non si dice che la lettura in genere è buona, ma si parla della lettura come attività cognitiva e quindi della superiorità del supporto tradizionale: il libro a stampa per fare uno specifico tipo di lettura: la lettura riflessiva. Casati quindi mette in crisi anche un certo approccio un po’ troppo “tecno-entusiasta” nei confronti del libro digitale, dell’e-book. Casati non è un luddista e anzi apprezza risorse come Wikipedia, per es., perché danno l’opportunità di sollecitare un approccio consapevole e non passivo al tema del digitale. Invece nell’approccio delle case editrici agli e-books si nota una forte tendenza alla quantità, come si vede anche dalle promozioni superscontate di e-books che ogni giorno invadono le caselle e-mail di chi si è registrato presso un rivenditore. Queste logiche servono la causa della lettura? È lecito dubitarne. Ma quanti per es. anche tra i bibliotecari, sono disposti a fare un passo indietro e a riflettere su quelle “sorti magnifiche e progressive” promesse dalla lettura digitale, che per l’appunto, sono solo “promesse”? Casati mette assieme i due discorsi, lega in maniera intelligente il discorso sulla lettura e sul supporto tradizionale, così supera l’approccio ingenuo che pensa che qualsiasi attività di decifrazione di segni scritti vada bene, sia “lettura”, e ci invita a superare i discorsi generici sulla lettura come attività indifferenziata, l’illusione che sia sempre una cosa buona in ogni caso, spronandoci semmai a concentrare la nostra attenzione sulla lettura come attività cognitiva. È un tema, quello dell’indagine sulla lettura come attività cognitiva, che negli USA forma già un settore di ricerca. Per es. lo si vede nel caso del libro di Lisa Zunshine: “Why We Read Fiction: Theory of Mind and the Novel”. Ohio State University Press, 2006. Più recentemente abbiamo avuto la pubblicazione su «Science» dello studio di David Comer Kidd e Emanuele Castano, “Reading Literary Fiction Improves Theory of Mind”: http://www.sciencemag.org/content/342/6156/377.abstract. Queste pubblicazioni hanno in comune il fatto di parlare di letture di qualità: rimettere in circolo un discorso sul “valore” intrinseco di ciò che si legge, ma non più in senso “estetico” perché si tratta di capire perché leggere Cechov non è leggere un Harmony, leggere Anna Karenina non è leggerev le Sfumature. Fa differenza, e questa differenza va indagata e compresa. Se ripensiamo dal punto di vista di queste pubblicazioni alle campagne sulla lettura, allora l’impressione è che oltre che genriche (non distinguere i diversi tipi di lettura), abbiano avuto anche questo duplice limite: eliminare qualsiasi discorso sulla qualità delle letture, il che porta anche a eliminare qualsiasi discorso sul valore cognitivo della lettura. Purtroppo quando si parla di lettura c’è sempre il timore di essere “prescrittivi”, scolastici, impositivi. Il decalogo del lettore di Pennac è stato efficace nel dichiarare la libertà del lettore. Ma non sembra più rinviabile l’esigenza di considerare anche altri importanti punti di vista sulla lettura.

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