L’editoria va male, le biblioteche vanno bene: ma è proprio così?

L’AIE (Associazione Italiana Editori) ha presentato ieri alla Buchmesse di Francoforte il rapporto sul mercato del libro in Italia.

Molti e molto preoccupanti i dati sull’andamento delle vendite (-13,6% negli ultimi venti mesi) e sullo stato di salute dell’editoria e delle librerie. Ma qui ci vogliamo soffermare brevemente solo su aspetto, che a qualcuno è apparso nettamente positivo, ma che invece deve far riflettere. Malgrado si siano venduti meno libri (e si siano venduti essenzialmente quelli appartenenti alla fascia di prezzo più bassa, a conferma che la crisi sta picchiando duro anche nel mondo dell’editoria), la percentuale dei lettori è leggermente aumentata (46% nel 2012 contro il 45,3% dell’anno precedente). Cresce, quindi, il circuito non commerciale: prestiti fra amici e in biblioteca.

Se questo dato fosse interpretabile come un segnale di miglioramento del servizio bibliotecario e di un suo maggiore radicamento nella società italiana, ci sarebbe di che essere contenti. Mi permetto di avere qualche dubbio: tutto ciò accade in un periodo in cui i bilanci delle biblioteche sono falcidiati e la loro capacità di acquistare novità librarie si è ridotta di molto, in cui gli orari di apertura si stanno contraendo, anche a causa del blocco del turnover e delle collaborazioni esterne. Non mi sembra, quindi, che questo incremento della “quota di mercato” a favore delle biblioteche si possa attribuire ad un loro maggiore appeal sul pubblico. A me sembra un ulteriore segnale della crisi, per cui, in un quadro fatto di tanti segni meno, si ricorre maggiormente ad un servizio pubblico e gratuito. 

Di positivo c’è, forse, la sottolineatura di questo aspetto: la biblioteca è un servizio pubblico e gratuito, appunto, al quale tutti possono attingere. Aggiungerei che questa sostanziale tenuta delle biblioteche, che non è frutto di una crescita delle loro capacità di offerta, deriva dal buon funzionamento dei sistemi di cooperazione territoriale e da una prassi consolidata di condivisione delle risorse, oltre che dall’impegno dei bibliotecari. Se tutto ciò accade quando le biblioteche hanno meno soldi, figuriamoci cosa sarebbero capaci di fare se fossero adeguatamente finanziate.

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2 risposte a L’editoria va male, le biblioteche vanno bene: ma è proprio così?

  1. stefano Parise scrive:

    Concordo in pieno. I bilanci delle biblioteche italiane sono in picchiata, le prime voci di spesa ad essere falcidiate sono quelle per l’acquisto di beni (libri e altre pubblicazioni in primis) e servizi (riduzione degli appalti, quindi a casa molti dei giovani che in questi anni erano riusciti a lavorare in biblioteca grazie agli affidamenti esterni, visto che le assunzioni sono praticamente estinte). Se questo è un segnale positivo…. Manca come sempre una visione strategica: il maggior ricorso al servizio pubblico (gratuito) dovrebbe essere utilizzato per consolidare e ampliare la base dei lettori. Inoltre, cala la vendita di libri di carta ma aumenta quella dei libri elettronici: le dimensioni del fenomeno in valore assoluto sono ancora trascurabili ma la tendenza è continua e inequivocabile, e chiama tutti – editori, librai e bibliotecari – a un ripensamento profondo. Davvero il travaso è solo dalla libreria alla biblioteca? Mah… Chi sta fermo oggi arretra e l’anno prossimo si troverà a recriminare su un altro segno meno.

  2. Anna scrive:

    Considererei anche l’aumento del fenomeno del download illegale dei libri elettronici man mano che ne aumenta la disponibilità… Successe lo stesso a suo tempo nel settore della musica. Negozi di musica in crisi, ascolti di musica in crescita.

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